Tesa dall’alto attraverso tutto il cielo e la terra, una luce diritta come una colonna, molto simile all’arcobaleno, ma piú intensa e piú pura. Vi erano arrivati dopo un giorno di marcia e colà avevano veduto, in mezzo alla luce, tese dal cielo, le estremità dei suoi legami. Era questa luce a tenere avvinto il cielo e, come le gomene esterne delle triremi, a tenere insieme tutta la circonferenza. Alle estremità era sospeso il fuso di Ananke, per il quale giravano tutte le sfere.

Platone X Libro Repubblica

Un esercito di anime, con il corpo segnato da una sofferenza cagionata dal rifiuto o dalla dipendenza del cibo, dal vomito, dall’iperattività, vaga cercando un luogo dove poter essere accolto e ascoltato. Uno spazio, un margine d’agibilità, ove un destino apparentemente ineludibile, fatto di rinunce e solitudine, possa incontrare una possibilità di cambiamento, di redenzione.
Le persone che soffrono di disturbi alimentari hanno bisogno di trovare qualcuno che sappia ben intendere un dolore che va oltre le parole, senza aver la pretesa di aderire a quella sofferenza ma disposti a condividere la domanda che in essa alberga.

Il Progetto Ananke si propone di essere questo luogo.
Chi era la Dea Ananke?
Nel mito di Er di Platone ogni anima è posta di fronte alle Moire, figure che rappresentano il controllo del tempo. Le moire sono Lachesi (il tempo passato) Cloto (il presente) e Atropo (futuro). La prima accoglie le anime, secondo Platone, con questa espressione: “Non sarà un demone a scegliere voi, ma sarete voi a scegliervi il vostro demone.”

Non esiste un destino che si incarna in modo casuale nelle anime, bensì il contrario, ogni anima sceglie il suo destino. A presidiare questo rito di iniziazione vi è una figura austera, che seduta osserva la scena: Ananke.

Dea della necessità, figura portante della filosofia orfica, mito cosmogonico che rappresenta la forza che sovrasta Dei e umani. Temuta da Zeus e legata a Crono, per Omero ed Esiodo era la forza che regola tutte le cose. Viene spesso raffigurata seduta su di un trono che governa l’universo, gli elementi celesti e il creato.
Forte, potente e austera, la Dea Ananke mostra l’essenza della sua mitologia nell’ambivalenza tra fato, destino e possibilità. Ananke è anche mistero, Victor Hugo nella premessa di Notre-Dame de Paris scrive: «Anni fa, visitando, o per meglio dire, investigando Notre-Dame, l'autore di questo libro scoprì, nello scuro recesso di una delle torri, questa parola, scolpita a mano sul muro: ANANKE. Su tal parola è stato composto questo libro».

Ananke, ovvero, l’infinita lotta tra destino, forze ineluttabili, la possibilità di essere fautori della propria ventura.

Tale condizione sembra anche essere l’essenza, la metafora e la simbolica incarnazione del vissuto esperienziale di una persona affetta da disturbi alimentari.
L’austerità dell’anoressia, il conflitto perenne della bulimia, l’ineludibilità dell’obesità, sembrano davvero richiamare il principio mitologico della figura di Ananke. Così come il “peso delle apparenze” su cui si centra il romanzo di Hugo e che condizione la possibilità di amare. Tutte le forme sintomatiche tipiche dei disturbi alimentari (come anche la vigoressia, ortoressia, selettività alimentare) sono governate da questo peso.

 

Ananke rappresenta per Platone, anche il principio che regola i cambiamenti, dal suo fuso, infatti <> ed è per tale motivo che il Progetto Ananke ha come obiettivo quello di tendere una rete nazionale che inizi a produrre un moto rivoluzionario, inteso come sovvertimento, innanzitutto culturale nonché operativo nell’esercizio della pratica clinica e terapeutica dei DCA.

 

Una rete diffusa sul territorio, che guardi proprio alle esperienze provate nei luoghi e che sappia far emergere le migliori conoscenze terapeutiche sedimentante nel tempo per la cura dei DCA, cosi come le giovani e vitali realtà che mostrano un desiderio autentico di condividere una visione umana e soggettiva della sofferenza psichica.

Un movimento clinico e culturale che partendo dai DCA si estenda a temi che mostrano la loro drammatica attualità come i traumi, l’autolesionismo, gli abusi, la genitorialità, le dipendenze e la sofferenza legata all’identità di genere. Il Mito di Er si chiude con il discorso che la Moira Lachesi propone alle anime; ella dice che << la virtù non ha padroni; quanto più ciascuno di voi la onora tanto più ne avrà; quanto meno la onora, tanto meno ne avrà>>.

 

Questo progetto avrà l’obiettivo di consentire ad ogni persona che ne farà esperienza, di onorare le proprie virtù, superando il tipico assioma del soggetto affetto da DCA ovvero il percepirsi inadeguato, sbagliato, meritevole di punizione e condannato a servire un ideale immaginario nel tentativo di cercare un disperato riscatto.

 

La quantità delle virtù e non del peso sarà, dunque, il centro della tela del Progetto Ananke.

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